Il Territorio

Marchio Suasa con i simboli dei Comuni

Il territorio di produzione della Cipolla di Suasa ha una estensione ridotta, infatti è delimitato esclusivamente dai Comuni di Castelleone di Suasa (AN), Kmq. 15,83 e San Lorenzo in Campo (PU), Kmq. 28,69, per un totale di Kmq 44,52, tuttavia la produzione delle cipolle, considerando anche la defezione di alcuni addetti negli ultimi anni, è ancor oggi elevata.

La coltivazione della cipolla sia a San Lorenzo che a Castelleone di Suasa veniva effettuata con tempi e modi simili ma differenti, infatti a San Lorenzo si usava il metodo della semina con il “bancone”(1) mentre a Castelleone si usava il metodo della “spiazza”(2), che si effettuava direttamente nel terreno.

Il terreno ideale per la coltivazione della Cipolla di Suasa è quello argilloso esposto al sole.

In realtà, predilige terreni di medio impasto, tendenzialmente sciolti, ma si adatta anche ai terreni argillosi, purché profondi, ricchi di sostanze organiche e con condizioni ottimali di coltivazione quando il pH è pari a 6/7.

Gli ambienti più indicati sono quelli ventilati, asciutti ed esposti al sole.

Semina a mano della cipolla di Suasa

(1) bancone:

fare un bancone richiedeva una tecnica particolare che si tramanda nel tempo da generazioni. Per prima cosa si sceglieva il sito e si picchettava il perimetro. La larghezzaq era un metro circa, la lunghezza poteva variare fino a dieci metri. Sui lati venivano conficcati per terra i rami di ginestra, messi a distanza ravvicinata. All'interno si appoggiava uno strato verticale di paglia. Si legava il tutto mettendo delle canne laterali, poste orizzontalmente sia sul lato delle ginestre che da quello della paglia ad una altezza di circa quaranta centimetri. Si conficcava per terra, all'interno del bancone, ancora una fila di rami di ginestre e, con le canne, si univano le nuove ginestre al resto della struttura, in modo da formare delle pareti stabili, contenenti all'interno dei due strati di ginestre la paglia che fungeva da isolamento termico. Dentro questo cassone si metteva prima lo strame, poi lo stabbio fresco o quasi e si compattava il tutto. Si metteva uno strato di circa dieci centimetri di sabbione o terra finta, vergine. Sopra si metteva uno strato di letame ben maturo. Il letame in fermentazione serviva per mantenere illetto del bancone caldo favorendo l'attecchimento dei semi. A q2uesto punto, dopo aver bene livellato il letame maturo, si procedeva a spargere col pugno i semi di cipolla che erano sempre misti a terra asciutta finemente sminuzzata, per evitare di spargere troppi semi. La semina si faceva sempre a luna calante del mese di settembre. Dopo la semina si spargeva una sfiorata di terra fina; poi si batteva leggermente il terreno usando il rastrello al rovescio per compattare la terra. A questo punto si annaffiava abbondantemente e poi si spargeva un pò di semola per evitare che le formiche portassero via i semi. Si copriva il bancone, secondo la sua lunghezza, con uno o più graticci, fatti di solito di canne palustri. Il balcone si teneva coperto, ma quando era caldo il coperchio o i coperchi venivano alzati. Verso la fine di marzo o ai primi di aprile, quando le piantine avevano raggiunto un a altezza di quindici centimetri circa, era il momento del trapianto. Si facevano mazzi da cinquanta piantine che venivano vendute sul posto o portate sui mercati, come si fa oggi. Ma molte piantine il cipollaro le metteva a dimora sul suo terreno.

da "Cipolle e Cipollari, un viaggio nella memoria" di Luigi Speranzini

Attrezzo per la semina della Cipolla di Suasa

(2) spiazza:

aiola. Spazio di terreno dell'orto di forma rettangolare seminato o piantato.

da "Cipolle e Cipollari, un viaggio nella memoria" di Luigi Speranzini

Areale di produzione della Cipolla di Suasa, così come previsto dal Disciplinare di Produzione.